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“Il Gattopardo”, Giuseppe Tomasi di Lampedusa

“Il Gattopardo”, Giuseppe Tomasi di Lampedusa

“Il Gattopardo” è un romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa tra il 1954 e il 1957. Fu pubblicato postumo e vinse il Premio Strega nel 1959 e nel 1963 Luchino Visconti lo adattò al cinema, un film che venne accolto molto bene dal pubblico e dalla critica e i cui protagonisti furono Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon.
Il Gattorpardo narra della storia di Don Fabrizio Corbera, Principe di Salina e della sua famiglia nel periodo di tempo tra il 1860 e il 1920, in Sicilia, nella città di palermo e nel paese di Palma di Montechiaro.
A maggio del 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, don Fabrizio (personaggio ispirato a Giulio iV di Lampedusa, bisnonno dell’autore) assiste con distanza e malinconia alla fine di un’epoca. L’aristocrazia comprende che è arrivata la fine per lei: è il momento in cui la nuova classe emergente, i burocrati e i mediocri, si approfitterà della situazione politica. Don Fabrizio, appartenente a una famiglia nobile e antica, si tranquillizza vedendo suo nipote Tancredi Falconeri, che nonostante combatta per le file garibaldine, tenta di approfittare della situazione.
Qundo, come avviene tutti gli anni, il Principe si trasferisce con tutta la sua familia nella residenza estiva di Donnafugata, si trova con un nuovo sindaco, Don Calogero Sedàra, un boirghese di umili origini che è diventato ricco e ha fatto carriera come politico. Tancredi, che in precedenza aveva manifestato di avere interesse per Concetta, la primogénita del Principe, si innamora di Angelica, la figlia di Don Calogero, con la quale si sposerà, affascinato probabilmente per la sua bellezza, però anche per il suo patrimonio significativo. Un altro episodio da sottolineare è l’arrivo a Donnafugata di un funcionario piemontese, Aimone Chevalley di Monterzuolo, che offre a Don Fabrizio la possibilità di essere senatore del nuovo Regno d’Italia. E, nonostante ciò, il Principe rifiuterà questa offerta con la scusa che è ancora legato all’antico regime.
La vita del Principe, a partire da quel momento trascorre con monotonia e desolazione fino alla sua morte che gli arriverà in un’anonima stanza di hotel nel 1883, meentre stava ritornando da Napoli, città nella quale era andato per effettuare alcune visite mediche. Nella sua casa le tre figlie nubili, amareggiate per la loro vita chiusa e solitaria.
“Il Gattopardo” è scritta originalemente in italiano, anche se appaiono frequentemente frai in latino e in francese.
<<Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi>>, questa è la frase più conosciuta che simbolizza la capacità del popolo siciliano ad adattarsi, lungo il corso della storia ai diversi conquistatori che hanno governato la loro isola. Ma con essa si dimostra anche l’intenzione dell’aristocrazia di accettare la rivoluzione per potersi perpetuare.

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1 Comment

  • Reply
    Sebastiano Impalà
    febbraio 28, 2013 at 9:18 pm

    Da buon siciliano ho apprezzato i fasti e la natura dei luoghi, dei sapori e ogni sorta di dialettica introspezione tipica di quegli anni e di quella terra.Per me un capolavoro assoluto!!!

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