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Recensione di “Meditazioni al femminile” di Michela Zanarella, a cura di Elisabetta Bagli

Recensione di “Meditazioni al femminile” di Michela Zanarella, a cura di Elisabetta Bagli

Michela Zanarella è una delle voci poetiche più significative e penetranti entrata a far parte del mio mondo. Grazie a una grande dimestichezza con la parola e a un delicato senso del silenzio riesce a rendere accessibile la sua interiorità e il mondo che la circonda. Acuta osservatrice dell’animo umano, i suoi versi danno forma a pensieri e a meditazioni a contenuto universale, dirette a ogni essere umano concreto sia esso donna o uomo.
Nella sua silloge poetica “Meditazioni al femminile” si avvertono le sofferenze che l’hanno accompagnata durante il percorso della sua vita, un cammino difficile nel quale la poetessa si è trovata a scavare a mani nude nella sua anima per poter rifiorire lontana dalla sua terra d’origine tanto presente nella sua memoria e nei suoi versi.“Nell’esilio di terra e acqua” ove si allaccia al vento e si abbandona al fuoco, ricorda “antichi suoni d’amore” nel “Tramonto padovano” ed evoca quel grano che conosce le sue lacrime in “Parentesi di lontananza”.
La sua eccezionalità è nel rispondere al dolore e ai piaceri della vita umana in modo sereno e personalissimo, trasmettendo insieme il senso della fragilità dell’esistenza e la forza del suo spirito vivo e determinato. E’ notevole l’uso di sineddoche e metafore per creare immagini che mostrano i colori reali della sua esperienza a testimonianza che il dolore e la gioia, legati indissolubilmente come l’unghia alla carne, si possono amare nello stesso momento e nella stessa maniera.
Così accade che versi di estrema delicatezza e ricchi di speranza (“Insieme/oltre gli schemi della fine, ci spingeremo alati/sulle assi del tempo”) si appagano in altri crudi e reali dettati dalla disillusione del vivere (“Si vive tra ghiaccio e aridità/nell’utero muto/di un universo senza sguardo”). E altri, forti ma ugualmente pieni di fiducia nel futuro (“Tento con forza un cammino e grido per incontrare vita alla morte”) si contrappongono a immagini oniriche e ricercate sull’orlo della disperazione (“Cambio il sistema/sbriciolo immagini/e creo fiamme gelide/col potere del nulla”). Nello stesso modo, altre immagini limpide e semplici (“Arcobaleni e rugiade hanno la mia voce”) contrastano con l’estrema sensualità (“mi stropiccio nei tuoi sensi già invasi dal destino”, “voglio precipitare/ sulle tue linee maschili,/forzare le ginocchia/e scoprire il paese,/ il piacere/e la sua forza”) e con la consapevolezza che nella vita è una fortuna avere accanto la persona giusta per poter maturare e crescere (“La mia vita matura/accanto alle tue acque”).
La terrestre normalità delle parole usate in alcune poesie contrasta con l’elevazione ascetica di altre che ben incarnano la viva immagine di una donna forte e risoluta che medita sui suoi dolori e sui suoi piaceri, sui suoi sogni e le sue disillusioni.
La poesia di Michela Zanarella ha molte dimensioni. Passionale e carnale consegna “ad eternità passione che non passa” e con il solo respiro delle ciglia del suo amato rinnova il clima delle sue carni aprendo “i sensi a spettacoli d’oceano”. Ascetica e spirituale accende preghiere pensando a Dio che è ossigeno e Luce per il suo senso di donna, che avverte nella tunica bianca di un Papa, che sa ritrovare attraverso di lui, segreto nel suo sangue “ad ogni pausa di silenzio,/ come sull’alba che docile/fruga tra i miracoli”). Non mancano riferimenti alla dimensione tragica della storia umana, che replica i suoi cicli e quindi fa nascere la vergogna del “sangue che si ripete”. Il silenzio è un altro aspetto che ricorre in queste poesie proprio a indicare come le meditazioni avvengono in attimi di silenzio avvolti quasi da una solitudine primaria (Nel domani/incarto la fragranza dei miei silenzi,/ graffio dal cielo la luce”).
Chiari sono i riferimenti all’opera di Alda Merini e di Pier Paolo Pasolini nonché alla città che ormai l’ha accolta quasi come una figlia, Roma. In “Monteverde e le mie guance” si avverte in pieno la trasposizione di intimi e intensi ricordi che la poetessa ha mescolato con la vita del quartiere in cui vive e che eredita “silenzi dalle confessioni randagie di un pino”. Ed è proprio in questo verso che si evince la forza poetica di fusione tra idee e ricordi, cioè tra pensiero e memoria, che caratterizzano le poesie di Michela Zanarella.
La silloge di Michela Zanarella è davvero un tesoro prezioso da leggere e rileggere, da recitare ad alta voce, per poterne carpire in pieno le tante immagini, suoni e sfumature dei suoi versi.

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1 Comment

  • Reply
    michela zanarella
    12 Agosto, 2012 at 7:25 pm

    Mi hai lasciato senza parole, hai scandagliato non solo la mia poetica, ma anche la mia identità…grazie di cuore. Sono sinceramente commossa.

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