Brezze moderne Elisabetta Bagli Lupo Editore Pietro De Bonis Recensione

Recensione di “Brezze Moderne” di Pietro De Bonis, a cura di Elisabetta Bagli

Recensione di “Brezze Moderne” di Pietro De Bonis, a cura di Elisabetta Bagli
La silloge “Brezze moderne” di Pietro De Bonis viene presentata dall’autore come un viaggio attraverso il sentimento amoroso non proclamato, definito come un’emozione di natura interiore. L’amore viene accarezzato, vissuto, ascoltato e sognato con versi che rivestono un’importanza simbolico-figurativa fuori dal comune. La confidenza poetica di Pietro De Bonis si rivela in tutta l’opera, nonostante tenda a mantenere l’innocenza dell’ispirazione, la sua genuinità, come indice del sentire primordiale che poi, in seguito, svilupperà.
Sin dalle prime liriche si avverte un’immediata armonia con se stesso che si traduce nel naturale accordo alla genesi della sua poetica che passa attraverso i confini tra la morte e la vita, tra il passato e il presente, tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. È una silloge di grande ricchezza tematica e le immagini sensibili create nella nostra mente durante la sua lettura si modulano su sentimenti dalle riminiscenze classiche trasposte in “Brezze moderne”. I versi sono ritmici, nonostante spesso eseguano delle pause volontarie onde evocare familiarità moderne e intense, ma leggere e prive delle ridondanze del passato. Lo stile è nitido e concreto, segno inequivoco della chiarezza della sua visione, della linearità del suo pensiero.
Le poesie di questa silloge racchiudono i vari aspetti dell’amore. 
In alcune si evince essenzialmente l’amore divino, un appello al Creatore che attraverso la Natura e il buio della sera cura tutte le ferite -“Esanime” (Curami coi gesti della Natura./E dopo il crepuscolo torna a lodare Dio) – o salva dalla morte “E in continuerò a non morire se Dio vorrà”.  
Altre straripano di amore voluttuoso e sensuale con incalzanti inviti ai baci (Baciami/dagli occhi/fino alla bocca/sino a che la luce/si riappropri di tutto nelle quali si invita a baciare, “Un’alba con te”) che fanno perdere i sensi in attesa della luce che si riappriopri del proprio essere, o che realizzano il possibile tramite immagini in contrapposizione, ben descrittive dell’incanto della contemplazione amorosa (Baciami alle sei del mattino/capirai che t’amo dall’odore dei cuscini/dai miei occhi chiusi/sempre pronti a fissarti, “Mattino”). E, in “Gesti”, si avverte tutta la dolcezza e la brezza del sentimento d’amore: Smettila di scapigliarmi i capelli e inizia a scapigliarmi il/cuore.
In altre poesie, invece si ode l’autenticità delle preoccupazioni per la condizione umana; l’uomo che si rannicchia su se stesso emettendo dolci lamenti mentre tenta di raggiungere la propria meta pur sapendo di vivere in un mondo freddo che trafigge i sogni (Esistono lamenti dolci/uomini rannicchiati/a sognare un nido caldo/in un mondo di schegge/di freddo che trafigge, “Tra le braccia”).  La pioggia che diventa metafora, causa scatenante di guerre interiori vissute nel fango (Ogni sera piove/io mi arrotolo/nel luccichio del fango/bevo guerre limpide, “Sensazioni”). L’elemento acqua viene ripreso anche in altre poesie e spesso con fine opposto, ovvero quello di sedare la ribellione di ombrelli al vento che altro non sono che ricordi pronti a svanire per far posto ad altri (È un suono sordo il ricordo,/un’ombra libera sotto il cielo/a bagnare ombrelli ribelli al vento, “Cristallo senza tempo”).
Nella sezione denominata “Intermezzi”, l’autore ci fa conoscere i suoi pensieri più profondi e veri con una velata vena ironica. Sono stralci di vita ben scritti che mettono a nudo le sue paure sulla morte e sull’esigenza di riuscire a vivere veramente e a “non a farci vivere” (Impariamo ad accettare la morte con un sorriso, come un evento che è giusto accada, dopotutto cosa ha che non va?… Vivere e non essere vissuti…) sull’amore mai pronunciato (Si vive di un ti amo non pronunciato, di un sì taciuto, di un ti voglio bene nascosto, di gioie soffocate, di baci non rubati, di abbracci sognati.), sulla passione poetica che prende il corpo e l’anima facendo dimenticare al poeta che prima dei poeti parlano le persone, come citava Alda Merini, ricordata da Pietro De Bonis nella poesia di apertura della sua silloge “Io e Alda Merini”.
Nella sezione “Aforismi”, l’autore ci delizia con delle chicche che ci donano molti spunti di riflessione sulla società attuale e il vivere moderno, donandoci sorrisi in meditazione. Esempi da ricordare sono senza ombra di dubbio: Il cuore afferra le cose, il cervello le smarrisce; Sognare troppo rende ciechi; Il mondo è il posto più sicuro dove vivere quando si è fuori casa.
La Silloge “Brezze Moderne” di Pietro De Bonis è l’opera completa di un giovane autore che esplora con la modernità dei propri occhi il suo animo e quello dei tanti uomini che come lui vivono in questo secolo.

Pietro De Bonis è nato il 9 aprile del 1984 a Roma. Ho pubblicato Tempeste Puniche, Il Profumo della Quiete (2010) e Brezze Moderne (Lupo Editore, 2012).
“Uno dei miei intenti principi nella vita è far riconoscere la bellezza, non tanto della poesia quanto della vita, molte persone credo vivano addormentate e col cuscino appiccicato in faccia. Può darsi io sia un illuso, può darsi, ma credo si possa essere un po’ e un po’.”

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