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Recensione della poesia “L’incanto della sera” di Maurizio Donte, a cura di Elisabetta Bagli


“L’incanto della sera”

Quando poso gli occhi sul lontano mare
e attendo che le vele rientrino nel porto,
il vento cala e lente nubi bianche
navigano in ciel, mutando forma.
Mentre s’allungano le ombre della sera,
l’incanto si raduna lentamente:
sorge poi improvviso all’orizzonte,
come vampa rosseggiante
che rapida s’accende, declina e muore:
subitaneo tramonto infiammato,
lunghe nubi trascolorate di viola,
stancamente adagiate
sull’ultimo confin del mondo.
Son qui, seduto, sotto l’arco della loggia,
e lontano odo sulla riva
franger l’eco dell’onda di risacca:
limpido concerto che il cuor consola
nel suo voluto esilio,
placido suon che concilia il sonno.
Volutamente obliai i ricordi estivi,
mentre nella volta del ciel
ad una ad una, silenti, s’accendono le stelle.
Profuma l’aria della notte
del dolce effluvio dei gelsomini in fiore
ed io ricordo, senza voler,
e con la man nell’aere,
qual musico, disegno meraviglie,
evocando il suon di concerti lontani.
Incanto della sera
dove lampeggiano i ricordi,
come fuochi nell’aria scura esplosi.
Ti vedo! Furioso vento s’agita nel cuore.
O tu…quando seduti a riva
prendesti la mia mano:
brevemente s’incontrano l’anime nostre
per poi fuggir lontano.
Ma il mio cuor non muta:
ostinato amor di Prometeo incatenato,
vincolato alla roccia
e pur proteso al ciel nel grido: t’amo!
L’eco rimbombante poi dissolve
nel rintocco di campane,
segnanti l’ora del riposo che s’appressa…
e, risuonando d’echi, riempie il silenzio
in cui la sera affonda.
Scende dal ciel l’incanto in possenti cori.
Sorge la luna dall’oriente
ed illumina la notte,
scintillando sulle onde del mare.
Vaga la mente stuporosa
in cerca di te, mia cara sposa…
l’incanto, l’incanto mi prende
quando sulla spalla piano,
lieve come raggio d’astro in ciel
posa la tua mano.

* * *

Recensione di “L’incanto della sera” di Maurizio Donte, a cura di Elisabetta Bagli

“L’incanto della sera” di Maurizio Donte è una poesia dai toni, oserei dire, crepuscolari. Si avverte un sentimento di nostalgia che nelle prime strofe è pacata e si esaurisce nella sua visione delle barche che ritornano in porto, per farsi più intensa ed evocativa nei versi che seguono.
E’ un colloquio diretto tra l’anima del poeta e la sera le cui ombre radunano lentamente l’incanto che poi verrà descritto con splendida dovizia di particolari. Si avverte un “pathos” sospeso in un’ atmosfera da sogno, un’atmosfera melodica di cui la natura è padrona assoluta con le sue “nubi trascolorate di viola”, con le sue onde che si infrangono in un “limpido concerto” , con “il dolce effluvio dei gelsomini in fiore” e con quelle stelle silenti che si accendono e brillano languide nel mare esaltando i “ricordi estivi”. La languidezza sensuale a cui tende il poeta, descrivendo sensazioni lente, donando al paesaggio una luce reale sebbene non tangibile, immersa nella lontananza dell’anima, dei suoni e dei colori ritmati invade tutto il componimento poetico. Il punto di partenza di questa poesia è senza ombra di dubbio il paesaggio, ma la sua meta è il ricordo e il silenzio che ne consegue.
Il paesaggio vive, è musicalmente fluido e vivente nelle onde delle strofe il cui significato fonde lo spirito con il corpo. Gli uomini tacciono e si sente solo il respiro della natura. Le acque suscitano uno spasimo nostalgico di voluttà irraggiungibili, concludendosi con la rassegnata dolcezza dell’incanto che “lieve come raggio d’astro in ciel posa la tua mano.”
La poesia “L’incanto della sera” ha una ritmica del tutto particolare tenuta ben salda dalla melodia dei versi di un lessico ricco di piacevoli memorie. E’ una poesia da leggere, di grande impatto visivo ed emozionale.

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