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“L’enigma del solitario”, di Jostein Gaarder

“L’enigma del solitario”, di Jostein Gaarder

“L’enigma del solitario” è un saggio filosofico, travestito anch’esso da romanzo, di Jostein Gaardner. Un ragazzino di dodici anni di nome Hans Thomas attraversa l’Europa per cercare sua madre e lo fa insieme a suo padre, un marinaio che lo aiuta nelle sue riflessioni durante la crescita. La madre è fuggita otto anni prima in Grecia per ritrovare se stessa lasciando il ragazzo nelle mani del padre. Mentre viaggia il bimbo incontra un nano e un panettiere. Entrambi lo iniziano verso la conoscenza della storia di un uomo che, approdato su un’isola sulla quale abitava un altro uomo, naufragato come lui su quell’isola e dotato di una fervida immaginazione. Con la metafora delle carte, l’autore spiega come la vita non sia che un solitario e come tale sia enigmatica. Il solitario è in grado di essere compreso solo da pochi jolly sotto la direzione del grande illusionista. E’ un viaggio nel paese delle meraviglie, un viaggio nel quale si mescolano il fantastico e l’onirico che non rappresentano altro che la vita.
Mentre stiamo giochiamo al solitario esce una carta. Qual è? Cosa significa, perché è uscita quella carta proprio in quel determinato momento? E, se viceversa, fossimo noi la carta? E se fossimo il jolly? Ognuno di noi vorrebbe essere particolare, speciale, uscire fuori dal mazzo per non essere schiacciati dal destino per questo hans ha l’unico desiderio di trasformarsi in un jolly pronto a porsi domande e a porle a chi gli sta intorno.
Non si è soli sulla terra, si è accompagnati da 52 carte perché ognuno di noi è la cinquantatreesima, il jolly che vuole vivere come meglio crede senza essere ottenebrato da un destino che non gli lascia spazio e respiro.
Che cos’è il mondo? Esiste la casualità o il soprannaturale? Da dove veniamo? Cos’è il tempo?

Elisabetta Bagli

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