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Poesie Fast a tema La scala buia – Sesto evento

Poesie Fast a tema La scala buia – Sesto evento

Marina Delvecchio
La scala buia della cantina

Muri sotterranei,
impolverati dal tempo,
sono il perimetro del mio cuore.
E’ li che si svolge
la tempesta vita
di un tempo che fu,
acre odore di muffa
inceppa il mio olfatto
ma che potenza dà
al percorso dei miei sensi;
è la muffa che ha
germogliato il fungo raro
radicato tra le insenature
del mio pensiero;
il percorrere…
della scala buia della cantina
è il percorso di un vissuto
che illuminerei di musica
del ticchettio di un torchio…
per assaporare il vino della tua voce papà.

Sebastiano Impalà
Scale

Scendo veloce
queste scale corrose
per incontrare il mondo
in fondo alla cantina dei miei sogni.
Frugo fra vecchi scaffali
all’incontro con la notte
per bere il vino
di una passione
mai sopita.
Amante mia
fra le tue braccia
mi perdo
senza respiro
in un amplesso senza fine.

Lucio Freni
Cantina

A memoria discendo
con gli occhi chiusi.
Nell’angolo in fondo
vicino ai giochi di bambino
e all’albero di Natale;
stropicciati, impolverati,
tanti quanti non ne ricordavo.
I miei sogni sono tutti ancora lì.

Antonello Pellegrino
La porta del cuore

Scrutare in me
nel silenzio della solitudine
tra le ombre della sera
immerso nei pensieri

che scorrono come fotogrammi
a volte lenti
altre veloci
fermi

immagini imbrattate dai ricordi
sature di profumi
di colori sbiaditi dal tempo
di suoni vaganti

percorrerò la buia scala del cuore
dove ti ho relegata
dove ti nascosta
dove ti ho persa

attraverserò la soglia del tempo
aprirò quell’ultima porta
e correrò da te
coperto di speranze

Cristina Parente
Un’angusta scala buia

Ci sono giorni senza cielo, né colore
nella mia anima scollata dal cuore
e mi vedo sprofondare di colpo laggiù
attraverso un’angusta scala buia
senza trovare né fiato, né forza
E mi ritrovo nella mia mente
popolata di voci e di sogni, stelle
cadenti rinvenute ai miei piedi
ma non posso guardare in alto
farmi scaldare dai raggi di sole
Con gli occhi aperti posso soltanto
rivedere il nostro amore appeso
all’ultimo ricordo salvato dal tempo

Pasero Monica
La scala buia

La pietra fredda di quei scalini
mi rammenta un tempo
in cui ancor bambini
si correva in fondo alla scala buia
e là, tra quelle vecchie mura
si gioiva, con la fantasia,
che tutto muoveva nella sua magia.
Oggi avvolti da quei ricordi lontani
scendiamo ancor la buia scala
per rivivere ancor le memorie
a quei giorni, in cui noi bambini
vivevamo ancor di sogni

Fede Giovanni Rega
Questa maledetta scala buia

Lunga e tortuosa,
estenuante, faticosa,
colma di ostacoli, di intoppi;
alcuni la disprezzano,
vorrebbero fosse tutto in discesa,
ma il più delle volte
mi ritrovo a dover scalare
questa scala, apparentemente infinita
sudo, corro, getto lacrime per strada
sembra non terminare mai questa salita buia
ci sarà però una luce, una fine
la vedo, forse è un’uscita!
Mi aggrappo alla ringhiera ;
le dita sputano sudore e scivolano via
non posso mollare però,
arriverò a quella luce,
percorrerò questa maledetta scala buia
che è la vita!

Stefano Balestrieri
Intima discesa

Ad ogni scalino, ad ogni passo,
sento che manca un po’ il respiro.
Precario, come in un corpo di cristallo

discendo verso un luogo denso e freddo
come il cinereo ferro.
Il buio, artificiale grembo,
mi avvolge nel suo abbraccio
allontanando da me la luce da cui provenivo.
E’ però in quel discendere incerto,
nel silenzio di quell’anfratto terreno,
dove lontani ormai sono i rumori del mondo
che ascolto me stesso e riscopro il mio io.

Oliviero Angelo Fuina
Così distanti dal sole

Ogni gradino è terra di conquista
nel discendere già vinto in tremore
è il suono dei miei passi che ora guardo
e tamburi di guerra sotto sterno;

affondo in sabbie mobili pensate
e i passi son zavorra a rallentare
annaspo tra pareti e ragnatele
in carezze ad intuire la rotta;

e mai si crede che possa accadere,
in arrivo di un’angusta cantina,
proprio a noi, così distanti dal sole,
lampadine che possono scoppiare!

Ma ogni scala che scende, la più buia,
fino agli incubi che abbiamo in memoria,
può salire, se voltiamo la faccia,
poi d’urgenza chiamiamo elettricista!

Federico Cervigni
La scala buia che va in cantina

A spasso col triciclo
nel mondo dei grandi.
Come se col tempo
ti facesse meno male.
Il calcio sui denti.
Il calcio in tv.
Come se morire
fosse un talento.
Come se morire fosse
la preoccupazione dei morti.
Come se non ti tremasse
Il passo,
sui gradini fatti d’ossa
dello sterno
e delle costole,
che scendi impaurito
per trovare il buio
del tuo stomaco.
Quella cazzo
di cantina buia.

Tonino de Gennaro
Scendere nel buio

La scala è buia.
La guardo dall’alto dove c’è luce
Da questo pianerottolo pieno di sicurezze.
Lei ferma sotto di me.
Sapevo dove si trovava
e per questo evitavo di venirci
i gradini sembrano tuffarsi nell’oscurità
mentre la paura arresta le gambe e il respiro
devo scendere questa scala
fare il primo passo il primo scalino
vorrei fuggire di nuovo
e far finta di non esserci mai venuto
ma quell’ombra in fondo alle scale
mi accompagnerebbe per sempre
è in quel buio che sta morendo piano
la mia anima è in quel posto che devo
scendere con la luce della vita
nelle mie mani..

Kenia Cedeno
Scale buie

Sono immersa nel mio pensiero
dietro soltanto scale,
scale buie
che piano piano
mi allontanano di te.
scale !!! maledette scale
che mi stancano, mi affaticano
voglio salire veloce
disperata, corro
mi allontano di te.
Scale buie,
lungo un percorso
alle spalle.
paure, ricordi.
lacrime, una sofferenza
che mi stringe il cuore
mi spezza l’anima,
scale buie, che non riesco
a salire, e mi allontanano da te.

Rosa D’agostino
Quella vecchia cantina

Una luce fioca illuminava la cantina,
quasi un rifugio per mettere paura.
era il mio regno
quando le lacrime non sapevano piu’ sostare.
il nostro amore segreto
solo io e te restavamo
per ore ed ore a sognare.
le tue lettere sotto un gradino non potevano piu’ stare,
in quel rifugio
ho lasciato il mio cuore,
la porta è aperta ,
una mano ostile
ha preso le nostre lettere
e le ha buttate al vento,
ora il mio sogno è svanito..
in quella cantina
si è infranto il mio sogno.

Federico Cervigni
La scala buia che va in cantina 2

Disse il buio: “non salgo di sopra.
C’è troppa luce, niente che mi copra”.

Oliviero Angelo Fuina
Acrostico d’Ilario

L’
A nsia

S coscesa
C entellina
A udacia
L ungo
A tipici

B aratri,
U ggiolando
I nsicurezze
A mene;

C autamente
H o
E sitazioni

V alide
A mplificando

I nadeguate
N evrosi;

C langori
A llarmanti
N ascono,
T raducendo
I mmaginazioni
N on
A ttinenti.

Regina Re
Le note di un quadro

c’è sempre una scala e noi siamo in cima
c’è sempre una scala che sale nella nostra vita
vita che canticchi nel buio del nostro indugiare
che il buio è calamita che ci fa pietrificare
la porta aperta al richiamo di un eco lontano
la storia di una donna nata in un quadro
che il tempo attraversa e nel buio si versa
e come scultura nella memoria resta
con note naif dipinta a Belgrado
Susanna naif, la donna del quadro
Note di chitarra suonano ninna nanna
e scende scende su corde vibranti
nei sogni dei bimbi e nei loro malanni
la donna del quadro vestita di rose
che vaga nel buio delle memorie
le notti di luna saliva la scala
che dal quadro a vita la portava
e nell’angolo di una memoria traditrice
di quel quadro restava la sola cornice

Note: Ispirazione tratta da “Susanna naif” canzone del 1975

Marina Isceri

Intrappolata su questa scala
Mi trovai a percorrere
una scala molto lontana
buia e pericolosa
dove qualcosa mi attendeva
non badavo agli ostacoli
e tanto meno
se prima o poi
sarei inciampata.
Rincorrevo tutto di un fiato
quel sentiero distratto
temevo soltanto
di non raggiungere
quella direzione
che sentivo essenziale
che sembrava la mia
direzione,
ma ad un tratto
quella meta si diresse oltre
allontanandosi dai miei passi
e lasciandomi intrappolata
ancora su questi gradini.

Federico Cervigni
La scala buia che va in cantina 3

Sotto la gonna,
Giù in cantina.

Era il nostro segreto.

Sotto la gonna,
Giù in cantina.

Incomprensibilmente
Sotto la gonna.

Giù in cantina.

Un donna bruciata.

Sotto la gonna.

Di soli otto anni,
Giù in cantina.

Rosa D’agostino 
La scala dei sogni

Ero una bimba
e volevo diventare grande,
facevo le scale di corsa ,
contavo i gradini e alla fine
battevo le mani,
avevo raggiunto la meta,,
Da grande ,
ho fatto le scale pian piano ,
ma non ho fatto a finirle
sono caduta ,
non ho raggiunto il mio scopo,
ne sono rimasta delusa.
Ora,
come nonna
aiuto il mio piccolo amore
a non farle in fretta,
imparerà a saltare , a cadere e rialzarsi
senza dolore .
ora
se voglio fare le scale
lo devo fare pian piano,
non devo inciampare ,
non devo stancarmi
se cado,
non potrò rialzarmi
la scala e’ la vita
la meta che vorremmo raggiungere ,
la mia,
l’ho lasciata ,
mi e’ sfuggita
anche il mio cuore è crollato
con il passare del tempo.

Oliviero Angelo Fuina
Scala d’interni

Ogni giorno la ritrovo
appoggiata alle pareti
fino agli armadi d’amore
da varcare al piano incerto;

sempre buia al prevedere
il tono di ogni veste scelta
resta il fuoco mio convinto
che la brezza sua non spegne

nelle tasche porto stelle
che rischiarano il salire
nel risvolto tengo il sale
per discendere le gote;

il mio piede non demorde
sopra i pioli di dolore
il mio sguardo non si abbassa
sotto i cieli di un sorriso.

Kenia Cedeno
Scale Buie 2

Le scale della vita.
Lunghe, scalini stretti
affaticanti, tante volte
mi fanno paura
salire, scendere
scivoli e poi rialzarsi
costa di più.
Scale tante piene di luce,
altre buie che al pensiero stesso
mi fanno rabbrividire.

Anna Cibotti 
Dove trovo i ricordi

Calpesto i gradini
consumati
di una scala
discesa troppe volte
correndo
scivolando
cadendo
Gradini come note
suonate
stonate
ripetute
sui tasti
di un piano scordato.
Per arrivare poi
dove il buio
mi aspetta
puntuale
immutato
remoto
con le vecchie cose
piene di storia vissuta.

Malinconiche Aspirazioni
Ricorderò gli inferi
quali bagliore di vampa
ricatto del tempo perduto
sogno di onnipotenza senza
fine.

Sole Luna

Su quei gradini si chinò a cogliere una rosa solitaria
e la mano sanguinò, come il suo cuore
strinse i denti, sfregando le mascelle
strofinando un dito al cielo a cancellar la luce della luna
e pianse, pianse forte il suo destino, urlando verso il mondo che
l’aveva perso, senza neanche averlo mai incrociato.
La pioggia sibilò sui vetri chiusi, il cuore incatenato, non ebbe scampo
si prese gioco ancora quel dio strano, e amar non fu che fuga da se stesso

Amore così dolce, mai udì le labbra pronunciare
ma fu destino misero e meschino, già annunciato.
Il buio fu più buio tra quelle scale, nella cantina dove
lasciò, straziato il cuore

Fuori concorso

Andrea Leonelli
Come in un dipinto di Escher

al buio
su questa scala
che come in un dipinto di Escher
porta ovunque
e in nessun posto
mi muovo
cieco
senza saper la direzione
avanzo
così come magari arretro
in questa cecità
dell’anima
è un passeggiar
inconcludente
muoversi
perché star fermi uccide
avanzare testardo
che le porte
dietro
le ho chiuse
sigillando vecchie vite
relegandole in stanze
ancor più buie di questa
scala
su cui mi muovo
in un saliscendi convulso
ma ben deciso ad arrivare
a quell’ultimo scalino
a quell’ultima porta
che mi aprirà
alla tua luce

Andrea Leonelli
Fra la luna e l’occhio

buio sulla scala
che porta fino a me
non mi inquieta
dolce per me
questo torpore
languido
sogno
materializzando
visioni e desideri
presenti assenze
e forme sulle lenzuola
impresse nell’anima
come silhouette
fra la luna e l’occhio
percezioni
di angoli oscuri
salendo i gradini
arrivo al fondo dei miei
desideri
quelli più in alto
affondati nella carne
come in amplessi
consumati lentamente
nel cuore della notte
illuminati dal nulla che percepiamo
e continuare a scendere
dolorosamente
nell’attesa
guardando orologi disegnati
su cui il tempo non passa

Andrea Leonelli 
Domani ci sarà tempo

risalgo il buio
come una scala
e poi discendo
in questo pozzo inverso
come nella canna di un fucile
che è puntato al futuro
pensieri come proiettili
dei quali
mi faccio bersaglio
azioni cadono sui gradini
infrangendosi
come bottiglie
gocce come lacrime
hanno bagnato i miei passi
domani ci sarà il sole
a scaldarmi la fronte
domani ci sarà tempo
per continuare a camminare

Elisabetta Bagli 
‎Dopo la birra

Dopo la birra,
correre e ridere,
abbracciati e divertiti,
per le strade buie della città.
Salire le scale di notte nell’oscurità,
vestito svolazzante e gambe nude,
urgente desiderio di possesso,
il tuo sguardo che mi segue sotto il vestito
guidato dalla luce dei miei tacchi d’acciaio.
Infili la tua mano tra le mie gambe e…
all’improvviso una porta si apre
e una luce si accende.
La vicina ci sorride
e noi, allegri, sorridiamo a lei.

Cristina Parente
Io e te in cantina

All’improvviso siamo solo io e te
in una cantina di acre odore
impolverata e madida d’umore
che giochiamo come gatti in amore
fino al mattino sogniamo io e te
incapaci di risalire la buia salita
per ritornare alla nostra vita

Cristina Parente
Salendo le scale

Distrattamente salgo
con grazia ondeggio
incerta mi volto
proseguo a camminare
sicura mi fermo
ora non devo più aspettare
ci sei tu a farmi entrare

Cristina Parente
In cantina 

Voglia irrefrenabile
desiderio inarrestabile
stomaco in trepidazione
ansia da prestazione
apro la porta e corro
corro giù in cantina
per colmare la mia fame
mangiando pane e salame

Breve recensione della poesia vincitrice del sesto evento di Marina Delvecchio “La scala buia della cantina”.

I ricordi inevitabili di un tempo trascorso che entrano di nuovo nei pensieri e nei sensi attraverso l’odore di muffa ben radicato nella memoria; e tornano repentini proprio mentre si scende in cantina, mentre si sta ripercorrendo “un vissuto” illuminato di musica. Quest’ultima, a mio avviso, è l’immagine più evocativa di tutta la lirica che trasporta la poetessa, e il lettore, in una dimensione passata ma ancora viva. La poesia “La scala buia della cantina” di Maria Delvecchio si snoda su versi semplici e armoniosi facendoci entrare in pieno nell’atmosfera ricreata dai sapori e dai ricordi della sua mente. Complimenti.

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