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“Lettera di una sconosciuta”, Stefan Zweig

“Lettera di una sconosciuta”, Stefan Zweig

Per l’uomo della fine del diciannovesimo secolo comprendere la natura umana e le sue manifestazioni era diventata una necessità. Per tale motivo riscontriamo nella letteratura di questo periodo costanti riferimenti alla psicanalisi. Il romanzo di Stefan Zweig, “Lettera di una sconosciuta”, si annovera tra questa letteratura, sebbene l’impronta che l’autore ha voluto dare al suo libro sia di altra natura. Difatti, in questo struggente romanzo l’umanità, la tenerezza e la drammaticità sono intessute tra di loro dall’unico comune denominatore, la passione. E’ un concentrato di tanti sentimenti diversi e, pur non essendo autobiografico, in questo libro emergono gli elementi predominanti della vita di Zweig quali le forti passioni che lo hanno portato all’esilio volontario in Brasile e al suicido lontano dalla sua natía Austria.
Zweig descrive un amore che ha resistito al trascorrere del tempo e lo sdegno dello scrittore protagonista del libro che non si è reso mai conto dell’esistenza di quell’amore. Attraverso le sue parole una sconosciuta ci svela i momenti più rilevanti della sua vita condizionata da questo amore non corrisposto sin dalla prima volta in cui ha incrociato lo sguardo dello scrittore quando era una bimba. In questa storia si alternano momenti terribili a momenti di lucidità da parte della protagonista che sente che, dopo quella di suo figlio, la sua stessa morte è vicina.
Spesso, molti critici hanno rilevato l’assurdità dell’ipotesi che il protagonista del libro, nonostante i molteplici contatti con la “sconosciuta” avvenuti nel corso della sua vita, non riesca mai a riconoscerla. Ma io penso che la storia la si deve leggere in chiave metaforica, in quanto, nella vita quotidiana spesso accade che le persone non si rendono conto di chi hanno accanto fin quando un giorno, viceversa, decidono di farlo e si pentono di non averlo capito prima. In questo libro si parla della passione femminile autodistruttiva che occupa gran parte delle tesi di Freud. Questo tipo di amore può rasentare una patologia, in quanto è la rinuncia al riconoscimento dell’altra persona e quindi del proprio essere.
Con una scrittura elegante e sobria Zweig si pone questa domanda: “Un amore così può esistere nella realtà?”.  Difficile risposta, anche se penso  proprio di sì. Da sempre esistono donne innamorate del loro “carnefice”, maltrattate fisicamente e psicologicamente dal proprio compagno. Ma deve essere così il vero amore, totalizzante e incondizionale nonostante tutto? Sinceramente penso che nessuno si meriti un amore così. Ma dagli amori come questi sorge sempre qualcosa di veramente puro che distingue e ingrandisce l’essere umano.
Elisabetta Bagli

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