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Intervista a Maurizio Donte per Anima Mista

Maurizio Donte
Intervista a Maurizio Donte
Maurizio, hai scritto un libro davvero interessante e di “nicchia”, rivolto a un pubblico di lettori poco tradizionale. Raccontaci, come ti sei avvicinato alla mitologia antica e ai poemi epici?

«L’avvicinamento a questi argomenti è la diretta conseguenza della mia passione per la poesia epica. Il mondo dei Celti, poi, è affascinante e cruento, in un certo senso romantico, parla d’amore e di morte, di guerra e coraggio. Di eroi e di bellissime donne guerriere o amate da re e dei. Non dimentichiamo, poi, che al crollo dell’Impero d’Occidente, dalle province come la Britannia e la parte settentrionale della Gallia, la cultura Celtica sopravvissuta rinacque dalle sue ceneri, con il ciclo bretone, quello di Artù e dei cavalieri della tavola rotonda. E anche quella è epica…»
Come nascono “I Canti di Erin”?
Parrà strano… del tutto casualmente. Avevo postato su Facebook la poesia “Come le pietre” che in seguito è diventata una dei cantici del poema. Un amico nel commentarla la definì “ossianica”ed è stato questo ad “accidere ex una scintilla, incendia passim” come dicevano i romani. Da una scintilla si è scatenato l’incendio.
Ossian era un bardo leggendario dell’antichità britannica, ricordato come l’Omero del nord. In particolare, un poeta scozzese di nome James Mac Pherson scrisse, fingendosi lui, un’importante opera epica – purtroppo ormai fuori catalogo ma che spero di trovare prima o poi – dal titolo I Canti di Ossian, in cui narrava le gesta di antichi guerrieri gaeli, tra cui Conall e Cù Chulainn, appunto. Ciò non è strano, se si tiene conto che gli scozzesi attuali, non i picti con cui si confrontarono le legioni di Roma, provengono dall’Irlanda del nord, l’Ulster. E il Mastino di Cullan (o di Cullen) era appunto l’eroe del regno dell’Ulster.
Come mai hai scelto di parlare proprio del Mastino di Cullen e della civiltà celtica?
Per il fascino che emana quella leggenda antichissima (risale almeno al sesto secolo a.C.), più antica dell’altra, forse più famosa da noi, conosciuta come Beowulf, da cui è anche stato tratto un film. Poi di Celti si parla tanto e si sa poco, sorrido quando vedo quelle folkloristiche adunate di pseudo druidi a Stonehenge: i megaliti non c’entrano nulla con il popolo celta, preesistendo e di parecchi secoli. Tento di far rivivere il loro mondo poetico, il canto dei Bardi, i loro poeti, in chiave moderna. Credo di esserci riuscito, anche se non seguo in quest’opera la vera leggenda di Cù Chulainn (Cù Ollin è la pronuncia).
I canti di Erin, di Maurizio Donte
Ti senti in qualche modo legato a quelle leggendarie vicende?
«Correva l’anno 1613, in Inghilterra regnava Elisabetta I Tudor: in Porto Maurizio, il giorno 12 febbraio, Peter Dunt de Flandria sposava Marietta Villeri, figlia del nobile portorino Giovanni Battista Villeri. Da lì originano i Dunt-Donte. Dunt, in antico gaelo, vuol dire “Percossa, colpo al cuore”. Le mie radici più antiche sono là. Io sono un Celta… per parte di padre.
Basta per un: “sì, mi sento legato a quel mondo?”.
In molti si interessano a questo tipo di studi, ma sembrano argomenti poco diffusi. Pensi che se ne parli a sufficienza?

«Volendo fare studi seri e i testi si trovano, magari in collane un po’ datate, ma ritengo che l’interesse sul mondo dei Celti, che derivavano a loro volta dalla più antica cultura di La Thene, sia tale da giustificare un significativo ritorno dei fari del mondo della cultura.
Non furono solo le vittime predestinate di Giulio Cesare e dei Romani, ebbero una cultura propria molto interessante ed erano innamorati del bello, i loro gioielli sono straordinariamente raffinati e le loro armi erano un capolavoro di metallurgia e di abilità artigianale.
Tu sei uno dei più grandi esperti del settore. Con chi ami confrontarti? C’è un modello a cui ti ispiri?
Devo quasi tutto a Morgan Llewellyn, scrittrice irlandese di immensa cultura, autrice di numerosi romanzi, tra cui uno, documentatissimo, sul Mastino di Cullan. Pensate che ha una biblioteca comprendente decine di migliaia di testi. Io mi fermo a qualche centinaio… per ora!
Quale sarà il tuo prossimo lavoro? Hai qualcosa in cantiere?
Il prossimo non lo so ancora, ho tante opere iniziate (tre romanzi e un libro di poesia) da portare avanti. Se vuoi ti posso accennare al lavoro che ho appena terminato e che sto revisionando in questi giorni: la vera leggenda del Mastino di Cullan, un poema epico di ben più ampio respiro, dal titolo Cù Chulainn… Il mito. Ve ne do una piccola anticipazione sul mio blog: www.mauriziodonte.altervista.org.

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