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Intervista a Elisabetta Bagli, responsabile di Castalide per ArteMuse Editrice

La voce interiore di Elisabetta Bagli

Intervista a Elisabetta Bagli a cura di Sara Bindelli.

Elisabetta Bagli per www.animamista.altervista.org
Elisabetta Bagli, poetessa italiana trasferitasi a Madrid, ci ha concesso una lunga e interessante intervista sullo stato attuale della poesia. E ci ha regalato una profonda e attenta analisi grazie a un duplice sguardo, dall’interno e dall’esterno, poiché oltre a scrivere in versi, si occupa anche della valutazione di altri poeti del panorama italiano.
Iniziamo con una domanda difficile: cos’è la poesia? E quale significato ha per te?
Non è affatto semplice rispondere. Tanti poeti ai quali la si è posta hanno dato la loro personale interpretazione e ognuno di essi facendo perno sulle proprie verità, tutte ugualmente valide e dettate dalla propria esperienza di vita. Innanzitutto, penso che sia necessario avere un’idea intuitiva forte della poesia, in quanto il poeta, pur ricercando originalità, non propone ma traduce con la sua sensibilità quanto già viene espresso dal mondo che lo accoglie. Il poeta è un grande osservatore dell’ambiente e del proprio intimo e, scrivendo versi, instaura delle relazioni tra l’Io, lo spazio e il tempo, oltre che con le persone. La poesia è espressione sintetica e immediata dell’animo del poeta e per me una poesia è una creazione che integra parola, silenzio, suono e significato, che non rinuncia ad avere una dimensione vocale e, pertanto corporea, con la quale raggiunge la pienezza delle sue possibilità estetiche. Ogni poeta lo fa in modo del tutto personale, crea la propria voce unica, intrasferibile, con la quale parla al lettore o a chi l’ascolta. Penso che il poeta si trova ad agire in piena libertà quando crea le sue poesie, esplorando le risorse della lingua con la quale si esprime e servendosi correttamente di tutti gli strumenti a propria disposizione per poter stabilire quell’empatia necessaria e giusta con il proprio interlocutore. Per quel che mi riguarda, mi sento un semplice veicolo della poesia, come una voce attraverso la quale far vivere e fluire sentimenti, passioni e giochi.
Cosa cerca un poeta quando scrive?
Un poeta è tale se almeno un solo lettore riesce a comprendere il significato dei suoi versi, perché è soltanto in quel momento che si è riusciti ad arrivare dentro l’anima di chi legge e a far comprendere l’amore che si nutre per tale forma di arte. Il talento del poeta quindi deriva sia dalla sua sensibilità nel cogliere i fatti del mondo esterno o di quello interiore, sia dalla sua capacità linguistico-verbale, perché come disse il poeta messicano Jaime Sabines:La poesía sirve para sacar la flor de las cenizas (la poesia serve per far crescere fiori dalle ceneri)
Come scrivi le tue poesie? E cosa ti spinge a scriverle?
Le scrivo senza un metodo ben preciso. Non mi posso mettere davanti al computer e dire “ecco, questa è l’ora della poesia!” e, così, iniziare a suonare forsennatamente la tastiera come un compositore matto folgorato dall’ispirazione. Assurdo. L’ispirazione c’è o non c’è e, quando c’è, tento di assecondarla in ogni maniera. Alcune mie poesie o scritti sono nati in cucina sulla lavagnetta della spesa, sul mio cellulare dentro la metro o per strada, o anche sul block notes in aereo, da sogni fatti e ricordati, da sensazioni e stimoli che mi provengono dall’esterno ma anche dalle mie più intime riflessioni. Scrivo sempre, di giorno, di notte, di pomeriggio. A volte, è necessario ritornare sui propri scritti, altre volte, invece, bisogna solo limarli. Scrivo perché ho dentro inquietudini che devo mettere nero su bianco per poterle affrontare, ricordare, amare. Non ho una fonte di ispirazione ben precisa. Il mio atteggiamento nei confronti della poesia è di tipo intimista, ovvero mi rivolgo all’Io nell’enunciazione dei versi e, nel contempo, è anche di tipo, oserei dire, appellativo, in quanto spesso mi indirizzo a un soggetto fittizio (Tu) al quale sono diretti la totalità dei miei sentimenti. Lo amo e lo odio, mi ferisce e mi coccola, mi cerca e mi allontana, ma è sempre lui a muovere le mie passioni, le mie pulsioni, i miei giochi e le mie lacrime. Immaginare determinate situazioni e viverle mentre si scrive è un’esperienza del tutto eccezionale. Mi trovo a emozionarmi come una bimba, a piangere come un’adolescente lasciata dal suo primo amore o come una donna consapevole di aver afferrato un momento d’amore che non tornerà più nella sua vita. Il potere della poesia è ampio e sconfinato e scrivere mi ha aiutato a scoprire me stessa. Continua ancora a farlo.
Cosa ti regala leggere della buona poesia?
Mi regala molto. Per me, come per chiunque, non è facile affrontare la lettura di una poesia, perché sono consapevole che, se è ben scritta e mi suscita emozioni e immagini forti durante la sua lettura, non potrò rimanerle indifferente. La devo interiorizzare rapportandola, con le dovute riflessioni, alla mia vita. Indipendentemente dall’autore, che può essere conosciuto o meno, la poesia mi deve poter far vivere e vibrare sulle stesse corde con le quali l’autore l’ha sentita dentro di sé mentre la scriveva. Le emozioni che mi regala una buona poesia permangono a lungo nella mia anima e, ricordando versi o parole o anche solo le immagini da esse scaturite, devo poter danzare, ridere, piangere, soffrire, amare. Devo sentirla mia. Per questo deve essere immediata, nonostante l’uso di figure o metafore che filtrano l’immediatezza del sentimento ma che, se ben adoperate, riescono a rendere la poesia ancora più suggestiva e intima nel contatto con l’animo del lettore. Proprio a tal proposito concordo con Ezra Pound che nel suo saggio “L’ABC del leggere…” ci indica la via per mantenere la qualità di una poesia non solo dal punto di vista lessicale e di contenuto, ma anche e, soprattutto, emozionale: “È indispensabile strappare le erbacce se il Giardino delle Muse deve restare un giardino”. Non servono orpelli per rendere bella una poesia, non servono voli pindarici lessicali per poterci far volare sulle ali dell’anima del poeta, non è necessario attirare l’attenzione su di sé creando versi scandalosi o fastidiosi, a meno che non siano funzionali all’opera stessa. È necessario far uscire da sé quel che si ha dentro in modo naturale. Se la poesia è troppo costruita difficilmente arriva al lettore, a qualsiasi strato sociale appartenga, semplicemente perché non risulta essere vera e immediata, che sono due delle prerogative essenziali della buona poesia.
Come giudichi il panorama poetico italiano attualmente?
Oggi la poesia è soprattutto rivolta verso la descrizione dell’intimo e la contemplazione degli eventi che ci colpiscono, assumendo spesso anche il ruolo di veicolo di tematiche sociali. Molti sono i personaggi di spicco nel nostro panorama poetico: Maria Luisa Spaziani, Donatella Bisutti, Elio Pecora, Dante Maffia, Davide Rondoni, Maria Grazia Calandrone, poeti conosciuti al grande pubblico, pluripremiati e di spessore. Ma dopo di loro sono veramente pochi i giovani che, pur essendo promettenti e avendo notevole talento e seguito nelle reti sociali, riescono a emergere. Attualmente ci sono delle realtà locali molto accentuate, fuori dai circuiti editoriali classici e anche di gruppi telematici di varia qualità, ma che possono nascondere delle vere e proprie perle che non possono essere opache e hanno necessità di poter brillare insieme alle altre. Da ciò si evince che chi vuole abbinare cultura a qualità ha assoluta necessità di toccare con mano le problematiche di queste realtà che stentano a emergere. Secondo me, accade ciò perché manca loro il sostegno necessario per poter fare il salto e la poesia porta molto dispendio di energia, ma poco denaro nelle tasche degli investitori e dei poeti. Per tale motivo, spesso, i poeti sono i maggiori fruitori del “self pubblishing”. Io stessa lo sono stata con la mia prima silloge poetica “Voce”. La mia scelta in questo senso è stata dettata dal fatto che, nuova sul mercato editoriale e avendo inviato alcuni miei testi a grandi editori dai quali sono stata puntualmente rifiutata, ho cercato un modo per poter mettere un piede in questo ambiente. Sono stata felice della mia scelta perché, pur avendo investito in prima persona il mio denaro, mi ha portato a farmi conoscere dal pubblico, dagli editori e dai colleghi con i quali ho instaurato dei sodalizi che sento indissolubili nel tempo. Ma, nel contempo, sono stata anche molto delusa della stessa scelta perché non sono stata appoggiata in nessuna maniera dal mio “self publisher”, neanche a livello promozionale. Di qui, appena venuta a conoscenza della realtà del Circuito Editoriale del gruppo D and M, che appoggia in tutto e per tutto coloro che decidono di autopubblicarsi con loro, anche a livello promozionale tramite le loro piattaforme, e addirittura permette alla micro-editoria di avere una vetrina con i titoli dei propri autori nella piattaforma, ho deciso che la mia prima raccolta venisse promossa da loro. In seguito il discorso si è ampliato e ora, oltre a essere una loro autrice, sono anche responsabile di Castalide, la collana di poesie del gruppo.
Parlaci di questa tua nuova esperienza.
Castalide è una collana di poesia che si rivolge agli autori che scrivono tutti i generi di poesia e che vogliono emergere con un prodotto curato e di qualità. L’obiettivo che vogliamo perseguire è la ricerca di una poesia attuale che dialoghi con la tradizione italiana e con l’avanguardia poetica, una poesia adatta anche alla recitazione e all’ascolto, che sia meditativa e induca alla riflessione, di vasto interesse e che possa apportare qualcosa di nuovo ai lettori. Castalide, come una sorgente di poesia viva, è diretta a tutti coloro che amano la poesia e che vogliono scoprire i nuovi autori che saranno il futuro nel panorama italiano.
Come effettui la valutazione e la critica sui manoscritti che ti vengono inviati e cosa ne pensi dei critici di oggi?
Innanzittutto, apro il file e inizio a leggere senza farmi influenzare da chi è l’autore, quanti anni abbia, quale sia il suo percorso formativo. Mi pongo dinnanzi a un libro come fa un lettore qualsiasi, completamente estraneo al mondo della poesia. Il lirismo e il talento saltano subito agli occhi, perché o ci sono o non ci sono. In secondo luogo è necessario analizzare il testo, contenuti, lessico, impatto emozionale e visivo della poesia. Nell’attualità noto spesso che i critici sono più portati a modellare, a seconda delle esigenze di mercato, le loro opinioni o spesso operano solo una scelta descrittiva dei testi presi in considerazione. Penso che, invece, sia più idoneo valutare la coerenza e l’unità intera delle sillogi e stabilire se qualitativamente valgono o meno, seguendo dei criteri estetici, formali e stilistici.
Progetti e ambizioni per il futuro?
Siamo solo all’inizio e tanta strada dobbiamo ancora fare per poterci affermare. Ma interagendo sinergicamente e ottimizzando capacità e tempo, posso affermare che il futuro promette bene. Abbiamo entusiasmo e voglia di arrivare e con questi strumenti a disposizione è più semplice pensare al futuro. I nostri poeti sono di qualità eccezionale, sia nei contenuti che nel lessico, che potrete riscontrare leggendo le loro liriche. Sono persone dotate di rara sensibilità e, per quanto eterogenei possano essere, sono uniti dal sacro vincolo del verso. Mi piace questo lavoro e ringrazio tutti i collaboratori del Gruppo Editoriale D and M per la fiducia che mi hanno accordato in questo bel progetto.

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