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Sulle orme di Christina di Svezia – La Ragunanza

Sulle orme di Christina di Svezia
La Ragunanza

L’Accademia dell’Arcadia è un’accademia letteraria fondata a Roma nel 1690 da Gian Vincenzo Gravina e da Giovanni Mario Crescimbeni coadiuvati nell’impresa anche dal torinese Paolo Coardi, in occasione dell’incontro nel convento annesso alla chiesa di San Pietro in Montorio di quattordici letterati appartenenti al circolo letterario della regina Christina di Svezia.
Christina, vedendo quello che già i costruttori dell’epoca stavano facendo, pensò di sensibilizzare l’uomo alla salvaguardia della natura; non più, quindi, abbattere alberi, distruggere boschi, spianare prati per far sorgere opere murarie ma sfruttare, migliorare, ristrutturare le già esistenti. La leggiadria barocca fuorviò questa sua idea e ciò che oggi noi leggiamo è solo una inutile apparenza di superficie, ma non fu affatto questo lo spirito di Christina.
L’Accademia è considerata non solamente come una semplice scuola di pensiero, ma come un vero e proprio movimento letterario che si sviluppa e si diffonde in tutta Italia in risposta a quello che era considerato il cattivo gusto del Barocco. Essa si richiama nella terminologia e nella simbologia alla tradizione dei pastori-poeti della mitica regione dell’Arcadia.

Principio fondante e programma letterario:
« I fondatori, grandi uomini, della benemerita e celebre Accademia d’Arcadia ebbero per principal scopo nel prendere i nomi egli usi de’ greci pastori e persino il loro calendario, di romper guerra alle gonfiezze del secolo, e ritornare la poesia italiana per mezzo della pastorale alle pure e belle sue forme. Fingendosi pastori, immaginandosi di vivere nelle campagne, bandito ogni fasto, tolto fra loro ogni titolo di preminenza, studiando ne’ classici greci, latini, e italiani, vennero naturalmente da sé stesse a cadere quelle ampollose metafore, que’ stravolti concetti, e quello smodato lusso di erudizione, che formava la delizia non de’ poeti soltanto, ma eziandio de’ più applauditi oratori sagri, e su cui stoltamente si riponeva la sede del sublime e del bello. »
Questo ambizioso progetto era sostenuto dalla concezione della poesia come veicolo rivelatore di verità essenziali, e propose come modelli letterari Omero e Dante.

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