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“Il nascondiglio” di Anthino

“Il nascondiglio”
di Anthino
Scritto per blusubianco (www.blusubianco.it)
 
Era da molto che non si sentiva così. Aprì gli occhi e guardò verso la finestra con le persiane chiuse. Era ancora buio fuori, anche se un leggero chiarore cominciava a diluirsi nel blu profondo della notte.
Abigail scostò le coperte lasciando che il freddo di quella mattina di fine febbraio la avvolgesse completamente.
Ne sorrise, perché la faceva sentire viva.
Si alzò e, tastoni, cercò la vestaglia pesante che aveva lasciato sulla sedia vicino al letto. Se la infilò e si abbracciò forte strofinandosi le mani sulle braccia in modo da ritrovare un po’ di quel calore che aveva lasciato sotto le lenzuola.
Pensò a quando, per scaldarsi, si stringeva ad Hans.
Pochi passi ed arrivò all’interruttore della luce cambiandogli posizione. Gli occhi reagirono istintivamente all’accensione della lampadina chiudendosi forte.
Ancora un segno di vitalità.
A poco, a poco si abituò alla luce e guardò l’ora che segnava il vecchio orologio appeso alla parete: erano le sei del mattino.
Nell’altra stanza si sentivano i rumori dei preparativi, ma lei non aveva voglia di andare di là.
Non stava più nella pelle e voleva solo che uscissero tutti in fretta per potersi dedicare alla sua rinascita.
Sì, la sua rinascita.
Perché da quando Hans non c’era più, Abigail era morta con lui.
Erano passati due anni; era andata a vivere dai nonni, lì, nelle campagne di Oranienburg vicino a Berlino; si dava da fare nei campi e aiutava nelle faccende di casa. Ma della sua voglia di vivere non c’era stata più traccia da quel tragico giorno.
Poi, ieri sera, mentre riportava gli attrezzi nel fienile, era successo qualcosa che l’aveva d’un tratto ridestata da quel senso di torpore che ormai l’accompagnava perpetuamente.
Abigail sentì un rumore provenire dall’angolo più buio e nascosto di quel grande, freddo ambiente e si mise subito all’erta.
Impugnò il badile e gracchiò un altolà.
Dopo qualche momento si diresse verso il punto dove credeva di aver sentito il rumore ripetendosi che si era sicuramente sbagliata quasi per autoconvincersene.
Ma di nuovo un rumore. Un fruscío, questa volta. Abigail era paralizzata. Avrebbe voluto chiamare nonno Aaron in soccorso, ma la paura le aveva frantumato le parole in gola. E poi nonno Aaron era intento a manovrare il trattore e non l’avrebbe mai sentita.
Voleva fare un altro passo, uno solo, per poter cercare di vedere chi o cosa aveva causato quel rumore. Magari un animale, o solo il vento, ma qualcosa, una sensazione, un presentimento, le diceva che non era così.
Non si era ancora mossa, quando si rese conto che gli occhi stavano mettendo a fuoco qualcosa; il buio stava annacquandosi e finalmente li vide.
Prima due, poi quattro occhi che la fissavano spalancati.
Aaron e Kordelia, i signori Hoffman, erano pronti per uscire. Era domenica, e come tutte le domeniche partivano presto per andare in paese a vendere il loro raccolto. Loro non sapevano niente di cosa nascondeva il granaio. A volte non sapere è meglio, perché se non sai, non c’è niente che devi tenere nascosto. E Abigail non voleva mettere pesi sull’animo semplice di quelle brave persone. Il suo segreto era anche il segreto di quella sua inaspettata rinascita. Prima di uscire, nonna Kordelia si diresse nella stanza della nipote per controllare che tutto fosse a posto.
Abigail si fece trovare a letto fingendo di dormire e la nonna le diede un bacio sulla guancia non prima di averla liberata dai lunghi capelli color miele che la coprivano.
Poco dopo era completamente sola.
Quasi sola.
Andò in cucina dove si versò del caffè ancora caldo nella tazza. Un senso di leggerezza attraversava tutto il suo corpo e sorrise quando un po’ di zucchero le cadde nel lavandino.
La persiana della cucina era aperta e la luce del giorno cominciava a trovare posto nel cielo. Solo allora guardò la finestra e si accorse che stava nevicando.
Corse ad affacciarsi e vide che tutto intorno era coperto di un manto bianco e la cosa la riempì di gioia.
Non era certo la prima volta che vedeva la neve, ma quell’anno ne era scesa poca ed il clima primaverile era arrivato in anticipo. Era stata del tutto una nevicata inaspettata.
Per la prima volta si trovò a riflettere sulla vita che resta in attesa sotto la neve; che aspetta il suo sciogliersi per poter uscire fuori.
Era così che si sentiva ora. Sentiva che la neve che l’aveva coperta per due lunghi anni si stava finalmente sciogliendo facendole scivolare via tutto ciò che la opprimeva. Facendola rinascere.
Preparò un vassoio con pane raffermo, miele e latte caldo e si diresse al fienile. Aprì la botola nascosta e scese nella stanza segreta che il vecchio proprietario, prima degli Hoffman, aveva fatto costruire chissà per cosa.
Abigail ringraziò il cielo per questo.
Badislow e Hans Coen. Questi erano i loro nomi.
A loro detta si erano gettati dal treno poco prima che arrivasse in stazione e, come loro, altri che però non ce l’avevano fatta.
Abigail non dubitò nemmeno un attimo: ne aveva la possibilità, e li avrebbe aiutati.
Tornata in cucina notò il giornale del giorno prima che era ancora sul tavolo.
Era datato ventisette febbraio millenovecentoquarantatrè.
Anthino 
Biografia
Anthino (Maurizio Antinori) nasce a Roma il 25 luglio 1972. Nonostante i suoi studi tecnici ha da sempre avuto una spiccata fantasia e immaginazione che lo ha portato a leggere libri di vario genere, soprattutto thriller, horror, di fantascienza, polizieschi e con tematiche ad alta introspezione. È un autore poliedrico che ama non solo scrivere racconti, ma anche sceneggiature. Di qui il suo primo cortometraggio con il quale ha partecipato a vari concorsi romani “Riflessi”. Nel corso degli anni ha ottenuto due pubblicazioni nelle antologie “Italian noir” e “I bonsai di Carmilla” ottenendo un grande successo. Tra i suoi progetti futuri c’è un romanzo.

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