Senza categoria

Recensione de “La selezione colpevole” di Andrea Leonelli, a cura di Elisabetta Bagli


Recensione de “La selezione colpevole” di Andrea Leonelli, a cura di Elisabetta Bagli
L’opera di Andrea Leonelli non è un’opera di facile impatto se ci si limita ad una prima lettura, anche se si rimane immediatamente scossi da   alcuni suoi versi nei quali si evince che ci si trova di fronte ad una persona estremamente osservatrice dell’inconscio umano, dei suoi pensieri, dei sui desideri più oscuri e reconditi che, a volte, inibiti dalle stratificazioni sociali stentiamo a tirar fuori da noi stessi. Lui ci è riuscito. E l’ha fatto in modo diretto, evitando quei giri di parole, quegli orpelli inutile che, spesso, portano al vuoto. 
Durante una lettura successiva ci si rende conto di quanto questa raccolta possa essere variegata ed interessante, nonostante i temi che ne costituiscono la struttura portante siano ben individuabili in ogni sua poesia: l’annichilimento della persona e la sua paura di non sentire più i sapori e i colori che alimentano il nostro mondo (“Sarà inutile l’esser corpo”), l’ansia e il vagare senza una meta nella vita che spesso ci porta nello sconforto più profondo desiderando la nostra morte (“Senza meta”), l’inconsistenza che a volte proviamo per la nostra stessa vita che prosegue nonostante si “viva d’inedia” (“Inconsistente”) e per la quale a volte ci intestardiamo nel volerla continuare senza alcuna ricompensa, (“Non più acqua”), o anche la solitudine ed il silenzio che si riscontrano in varie poesie nelle quali si riflette il sentimento di impotenza dell’uomo innanzi a determinati eventi della propria vita (“Depressione”, “Non aspetto parole”, “Sentimenti lisi e sdruciti”) ed anche la sua assenza di sogni o meglio ancora la presenza dei sogni in quanto solo mera rappresentazione onirica degli stessi (“Solo un altro sogno”, “Sei quel che rimane del sogno”).
Le poesie che più vorrei segnalarvi, in quanto le ho preferite perché più affini alla mia persona sono tre.
Ne “Il nulla fatto materia, impalpabilmente”, vengono descritti quei fili che reggono le nostre vite come “fili di fumo” intersecati “in spazi diversi, in altrove paralleli, senza corporeità”, fondendosi in noi, come quei flebili “fili di vento, come ragnatele di luce” che hanno soffiato sul nostro essere illuminandolo, aggrovigliandosi a noi, chiedendoci disperatamente di non andar via, ma sfumando all’improvviso ed irrimediabilmente nel nulla, quel “nulla fatto materia, impalpabilmente”.
Nella poesia “Involucro vuoto”, si affronta una tematica che sempre mi ha attratto essendo grande estimatrice di Oscar Wilde e delle sue opere. Qui ci si domanda “quale maschera devo indossare?”. Quale maschera si deve indossare per poter affrontare la vita? Si è un uomo e si dirà la verità solo se si indossa una maschera? Senza di essa non si rimane “un involucro vuoto con dentro un niente”.
Ed in fine “Cenere”, poesia nella quale ricorre la tematica della solitudine e nella quale si racchiudono gran parti delle tematiche affrontate nel corso di tutta l’opera. La “Cenere” è il risultato di quell’amore perduto che spegne la gioia degli occhi, dei colori, ed è l’unico odore che rimane di quell’amore che ormai è diventato “cenere”.
La sensazione che ho rileggendo la sua opera è che Andrea abbia scritto quanto stava attraversando nei vari momenti della sua vita. Di fatti non tutte le sue poesie hanno quell’aria di sconforto e senza speranza che emana la visione globale del suo libro.
Sentiremo parlare di lui e del suo genere di poesia del tutto nuovo ed unico.

Elisabetta Bagli

Recensione di “La Selezione colpevole” per Opinions On Books
La pagina di FB de “La selezione colpevole”

You Might Also Like